Bianconiglio e Gegeniglia
   I VIAGGI E LE GITE DI DUE MOTOTURISTI

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  La storia motociclistica del BianConiglio         

Vuoi per ragioni di famiglia (budget...), vuoi per l'assoluta mancanza di espansività, vuoi per un filo di timore nei confronti della meccanica, BianConiglio costituì forse il caso forse più unico che raro di un quattordicenne che non si sogna neanche di chiedere a papà di comprargli il motorino. E mentre gli amici iniziavano a parlare di diametri dei carburatori, di ammissioni lamellari e di espansioni di scarico, lui li considerava membri di una setta esoterica. Anni, molti anni più tardi, quando acquistò la prima moto, suo padre gli confidò che era -appunto- sempre stato meravigliato dal fatto che non avesse mai avanzato nessuna istanza in tale direzione. E sì che sia lui che il nonno avevano posseduto l'uno la Vespa 50, l'altro il Moto Guzzi Zigolo 98

Il nonno di Bian, alla guida del suo Zigolo 98cc con un amicoIl papà di Bian sulle curve da Sassi a Superga

Allora, arrivato agli anni di Cristo senza aver mai guidato un veicolo a motore con meno di quattro ruote, BianConiglio si ritrovò ad invidiare i ciclomotoristi ed i motociclisti che scorrazzavano per le strade di Nizza (Nice, F) e dintorni godendosi l'estate e fregandosene del traffico mentre lui e la Gege, impiccati nella sardomobile, si sorbivano le code... "Certo che sarebbe bello andare in giro in motocicletta per queste strade...": sbottò un giorno... "Compriamola, allora...". La risposta della Gegeniglia lo lasciò di sasso, anche se col senno di poi egli considerò che, quando lui aveva appena "abbandonato il Lego", lei già gironzolava da passeggera sulla Vespa 180 Rally guidato dalla sorella maggiore, Nella.

Gege vuole la motoooNella ed il dinosauro, Vespa 180 Rally

E così si misero alla ricerca di una motocicletta: già, ma quale?  Lasciamo parlare il Bian...

Lei, la prima moto, fu una Moto Guzzi V35 III del 1989, acquistata di terza mano nel 1995 dall'amico dell'amica dopo una casuale chiacchierata in pizzeria: purtroppo non compare ben inquadrata in nessuna fotografia. Eravamo rivolti all'acquisto di una piccola cilindrata e volevamo spendere poco, non sapendo se poi ci sarebbe piaciuto davvero viaggiare in moto (guai a chi ce la tocca, adesso). Accenniamo solo di sfuggita al fatto che, una settimana prima, stavamo per romperci qualche osso grazie alla Vespa 125 del cugino di Bian, alla quale si bloccò l'acceleratore nel bel mezzo di una "doppietta" terza-seconda, con rovinosa caduta nel fango di uno sterrato... Torniamo alla Guzzi: sguardo alla moto, contrattazione del prezzo, giro di prova giù nei corselli dei box... qualche giorno più tardi il passaggio di proprietà... e poi il ritiro del "potente mezzo": con un quarto d'ora di esperienza di guida su un motociclo, mi ritrovai a dover portare la Micetta (ogni motore ha la sua voce, ed i bicilindrici Guzzi fanno le fusa...) da Sesto S. Giovanni a Baggio nel pieno dell'ora di punta... impiegai un'ora ed un quarto per un tragitto da mezz'ora al massimo. Appena arrivato a casa compiacendomi per l'impresa, ecco scendere la Gegeniglia con l'inevitabile frase "Portami a fare un giro". Accidenti, fammi almeno imparare a non bere prima di farmi nuotare, no? :D

Micetta restò con noi un anno e mezzo: quando la acquistammo aveva sui pistoni circa 18.000 km, ed alla fine della sua carriera il contachilometri ne segnava quasi 33.000. Una discreta media per dei principianti, 10.000 km all'anno. Ma, oltre alle consuete gite fuori porta ed all'utilizzo in città, non svolgemmo viaggi particolarmente lunghi con lei. Tuttavia ricordiamo ancora un epico Milano - Nizza via Col di Tenda che, col senno di poi, ci spinse a svolgere un minimo di programmazione per i viaggi successivi, sintetizzabile in "se prevedi di impiegare un tot di ore, aggiungine almeno un quarto, che non si sa mai... e informati sulla percorribilità delle strade!".  Perché diciamo questo? Provate ad immaginare di trovarvi a Cuneo dopo tre ore di viaggio ("tanto in due ore arriviamo") fermarvi per una pizza, ripartire intorno alle 21.30 e scoprire, appena fuori dall'abitato, un cartello luminoso che vi informa che il Colle è chiuso al traffico dalle 22 alle 6 per lavori, ben consci che in mezz'ora non arriverete a Limone Piemonte...

Micetta si salvò per il rotto della cuffia da un abbandono inglorioso ("io la pianto qui !!!") tra le risaie di Bereguardo, nel maggio del 1996. Era stata un po' maltrattata dal precedente proprietario dalle criticabili velleità meccaniche, e dovemmo sempre sottoporla ad un'assidua manutenzione per mantenerla in ordine di marcia: la goccia che fece traboccare il vaso fu un "corto" su un circuito non protetto da fusibile, unito ai carburatori ormai non più tarabili né sincronizzabili, durante un giretto fuori porta domenicale. Rientrammo a casa con il motore zoppicante grazie ad un'anima pia che ci diede un pezzo di cavo elettrico per ripristinare la fumata bianca degli isolanti, e nel viaggio decidemmo "basta, la cambiamo!"

Sguardi alle riviste, giro per concessionari alla ricerca di un'altra moto, contrattazioni per la parziale permuta della Micetta (ed un noto concessionario dell'hinterland milanese di cui si cita il peccato ma non il nome del peccatore mi apostrofò con disprezzo: "io quella moto lì non riesco a venderla neanche ai Croati". Mi scuso in vece sua con i Croati), e finalmente approdammo presso un altro concessionario, nel cui magazzino dell'usato trovammo Lei2: una Cagiva River 600 blu (il nostro colore preferito), praticamente nuova: il contachilometri segnava 660 km. Complice il colore, la battezzammo Tuono Blu, sia citando un film con Roy Scheider, sia per la sua "voce", decisamente avvertibile seppur non altezzosa: i motori monocilindrici sono come cuori che battono...

Bian, Gege e Tuono Blu al motoraduno "Stelvio 1998"

Tuono Blu merita qualche riga per ricordare un modello di moto intelligente ma non apprezzato per la scarsa potenza di 34 CV (scarsa per chi? a noi è sempre bastata...). La River è stata prodotta dal 1995 al 1997 nella versione 600cc, e dal 1998 con la cilindrata di 500cc, a prestazioni pressoché invariate. Il motore 500cc pare si fosse dimostrato più affidabile: personalmente abbiamo sempre sottoposto Tuono Blu alla manutenzione minima indispensabile (sostituzione di olio, filtri e candela ogni 5.000 km), oltre al cambio di pastiglie e pneumatici a seconda dell'usura, variabile a seconda dell'utilizzo, e lei non ci ha mai piantato in asso. Altri non sono stati così fortunati: ogni volta che andavo dal concessionario, il capo meccanico mi guardava stupito e commentava "ma questa moto va ancora!?"  accennandomi a frequenti guasti al motorino di avviamento ed a consumi precoci della frizione. O Tuono Blu è nata bene, o noi l'abbiamo trattata meno peggio di altri pur avendola strapazzata non poco come percorrenze (anche 600 km/giorno), passi alpini (Bonette, Iseran e Stelvio solo per citare primo, secondo e terzo classificati nelle quote europee) e carico: gita in coppia al Canyon del Verdon (F) con: borse laterali piene, valigia centrale idem, sacchi a pelo sul portapacchi, borsa da serbatoio e tenda legata per traverso alla forcella anteriore...

Ce la rubarono nel 2001... ma chi si sarebbe mai sognato di rubare una River con ben 75.000 km sul motore? Facile, qualche tossico in cerca di oggetti stivati nelle borse da rivendere... la ritrovammo tre giorni dopo, a una decina di isolati dall'ufficio di Bian: avevano asportato le borse laterali e il bauletto, più qualche accessorio. Il blocchetto di accensione era stato danneggiato e la moto non partiva più, la trasportammo dal concessionario che le fece... l'autopsia: ce la ritirò per recuperare i pezzi di ricambio e ci fece una soddisfacente valutazione per l'acquisto, nel settembre del 2001, di quella che da alcuni anni era una fissa di Bian e che continua, da ormai quasi dieci anni (mentre stiamo scrivendo, gennaio 2011) ad essere la nostra fedele compagna di viaggio, una Honda NT650V1, ben più nota con il nome commerciale di "Deauville". Come l'abbiamo battezzata?
Beh, un'elegante giapponesina trapiantata a Milano non poteva che chiamarsi Midori Ryuu (*) e questo diario è anche dedicato a lei...

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(*) Midori Ryuu significa "Drago Verde": in Giappone è il più famoso animale mitologico, a Milano è... la fontanella dell'acqua che si trova per strada, una colonnina quadrata di ghisa, verniciata di verde, con la testa del biscione dei Visconti-Sforza a fare da rubinetto :)


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