Bianconiglio e Gegeniglia
   I VIAGGI E LE GITE DI DUE MOTOTURISTI

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  Marche ieri, oggi e domani... :-)

Nel lontano giugno del 2005 il Bian si trovò a dover recarsi per lavoro a Fabriano: la cittadina gli piacque talmente tanto che venne scelta come campo base per la vacanza estiva, di lì a due mesi. Lui e la Gegeniglia si girarono un bel po' di Marche in una settimana, in due e su due ruote, scoprendo una bella regione dai panorami inaspettati... passarono undici anni e nel marzo del 2016 ci tornarono per un weekend lungo (sabato, domenica delle Palme e lunedì), stavolta in quattro e su quattro ruote: con chi? ma con Raffella e Nino! Ne è venuto fuori un report estemporaneo...

La Galleria Fotografica

Settimana di Ferragosto 2005... discesa lungo l'autostrada in moto? Ma nooo, sarà strapiena... al massimo facciamo la A1 fino a Rimini Nord e poi giù per la Valmarecchia o il Montefeltro: ed ecco la cartina dell'epoca,fatta con Autoroute e ampiamente commentata a penna lungo la strada, seguiamola:

Rimini Nord e poi via per Santarcangelo di Romagna (superata senza fermarsi), Verucchio (superata ma è un peccato, è carina, il Bian ci sarebbe passato per lavoro anni dopo, fermandosi il tempo di una passeggiata), la sempre bella San Leo (sosta almeno per godere della già nota piazzetta, la Rocca l'abbiamo visitata qualche anno prima). La strada diventa "così così" fino a Caturchio e poi la troveremo molto dissestata fino a Sant'Angelo in Vado. A Urbania transitiamo davanti al Barco di Caccia di Federico da Montefeltro e poi la vicinanza di Urbino ci tenta per assaporare un po' dell'atmosfera della bella città. Ovviamente non ci si può esimere dal passare dalla bellissima Gola del Furlo con sosta accanto alla chiesa di San Vincenzo per il pranzo al chioschetto. Per riguadagnare tempo infiliamo la SS3 "Flaminia Nuova" per Cagli che dopo Cantiano diventa "Flaminia vecchia" ed è anche divertente, infine a Fossato di Vico via per un breve tratto della SS76 ed eccoci a Fabriano dove alloggeremo al Collegio Gentile gestito dai Fratelli della Misericordia: pensionato religioso sì, ma a tutti gli effetti un hotel dove il Bian aveva pernottato due mesi prima. Per la cena si può andare "Da Ivo", il sosia di Gianfranco D'Angelo...

E nel marzo 2016? tutt'altra musica: le signore vogliono fare shopping nell'outlet di una nota marca di calzature che si trova a Casette d'Ete. uscita Montecosaro della SS77var "della Val di Chienti", girare in direzione Fermo, seconda rotonda a destra (così sapere arrivarci anche voi): abbiamo davanti ben 480 km di A1 e A14 per cui si parte da casa presto, molto presto con l'Audi 80 SW del fratello di Raffaella, vecchiotta ma comoda: in circa 5 ore siamo al factory store e lo shopping è veloce. Intorno alle 14 siamo a Porto Recanati per un pranzo in uno dei pochi stabilimenti balneari aperti in questo weekend della Domenica delle Palme. La cartina dice "Loreto" ma decidiamo di posticipare la visita a domani, ora andiamo a vedere il mare da vicino alla Spiaggia Urbani, nel comune di Sirolo, con una bella vista delle pendici del Monte Conero che si gettano in mare. Proseguiamo per per la Badia di San Pietro: la mappa dice "Hotel Monteconero" che è a fianco ed è l'ex-monastero. Da mille anni la chiesa guarda il mare dall'altezza di 450 metri ed è stata rimaneggiata più volte. Altra manciata di chilometri per scendere al livello del mare e tentare di raggiungere (non ci riusciremo, è tutto un cantiere, ma nel 2005 si poteva) la bella Santa Maria di Portonovo, altro notevole monumento romanico. Perlomeno andiamo a goderci gli ultimi raggi del sole sulla scogliera. Raggiungiamo e transitiamo per Ancona senza fermarci, il pomeriggio volge al termine e la SS76 ci porta all'Agriturismo "La collina delle Streghe" in località Monte Roberto, poco dopo Jesi: proprietario pittoresco, cucina generosa.

Torniamo al 2005: il primo giorno dopo il viaggio è di pochissimi chilometri, tanti ne bastano da Fabriano per raggiungere la chiesa di San Vittore delle Chiuse nel comune di Genga. L'edificio romanico sorge in un luogo molto ameno, con un bel ponte romano protetto da una torre che valica il fiume Esino. Poco più avanti, nella gola di Frasassi, in un'ampia caverna sorge l'ottagonale Tempio di Valadier, voluto nel 1828 da Papa Leone XII (nativo di Genga) in un luogo che era di culto già dal X secolo. Poco più in là, anch'esso addossato alla parete rocciosa da farne quasi parte, l'Eremo di Santa Maria Infra Saxa, risalente all'anno Mille. Nel caldo pomeriggio, nulla di meglio che scendere nelle viscere della Terra alla ricerca del fresco nelle splendide Grotte di Frasassi, dove la sala denominata Abisso Ancora fa completamente perdere il senso delle proporzioni: "vedete quella formazione bianca lassù?..." ci dice una guida, e noi vediamo a fatica quella stalagmite quasi candida che spicca sulle rocce scure. "... Ecco, è la Madonnina degli speleologi, ed è alta circa tre metri..."

Il giorno dopo si parte per un giretto vero e proprio, circa 200 km e diverse possibili visite intorno a Fabriano: torniamo verso la gola di Frasassi e la percorriamo tutta in direzione Genga e Filipponi: la strada SP16 è bellissima, corre molto curvosa tra due alte pareti di roccia. Verso e oltre Sassoferrato diventa molto scorrevole, affiancando la linea FS per Pergola (quanto resta della ferrovia Subappennina per Urbino), che punta verso Fabriano all'altezza della fermata di Bastia-Rucce.

Dopo alcune belle curve veloci prendiamo la vecchia strada del Colle di Fossato 733m (la nuova SS76 passa invece in galleria) e ci godiamo un tracciato malmesso come asfalto ma molto paesaggistico, specie dalla vecchia e diruta cantoniera da cui si ammirano i tornanti. La strada è deserta, ci siano solo noi.

Da Fossato di Vico riprendiamo la Flaminia percorsa due giorni prima fino a Gualdo Tadino ma il paese non ci suscita particolari emozioni (ah, il senno del poi, invece) e dopo una breve sosta ripartiamo. La SS3, molto noiosa, ci porta a Nocera Umbra, anch'essa città che non appare così interessante come ci dice la Guida Rapida del Touring (e ancora invece, col senno del poi...); deviamo sulla SP361 "Septempedana" per il Passo del Cornello 813m su strada dapprima mal tenuta e poi molto guidabile e divertente, fino a Pioraco... dove la tentazione è di buttare via la Guida Touring perché non dice una parola su questo bel paesino così grazioso e ordinato dove l'acqua la fa da padrona, essendo attraversato dal fiume Potenza che fa parte integrante del tessuto urbano con i ponti, il lavatoio e i cigni che nuotano. Molto interessante il Museo della Carta e della Filigrana e degne di menzione le ben quattro chiese, per un paese di solo mille abitanti.

Costeggiamo ancora il Potenza per poi deviare verso Camerino, altra città che dovrebbe esser degna di nota ma che invece ci lascia un po' indifferenti... sarà il caldo? Fatto sta che ci attirano di più i paesaggi delle colline che si dipanano lungo i nostri chilometri, compresa la fugace vista della Rocca Varano. Una corsa lungo la SS77 e poi deviamo sulla SS502 tutta curve per Serrapetrona e San Severino Marche, quindi Castelraimondo, Matelica e rientriamo a Fabriano.

Tra i viaggi del 2005 e del 2016 c'è un giro-fotocopia: evidentemente, in modo più o meno inconscio, abbiamo portato gli amici su strade e in luoghi che ci avevano colpiti undici anni prima: il tour del 2005 è, circa, la somma del pomeriggio del sabato e della domenica del 2016, toccando Jesi, Osimo, Loreto Recanati, la riviera del Conero e Ancona, non proprio con le stesse visite ma quasi. Nel solatio marzo 2016 le strade appaiono belle anche se percorse in automobile, questa regione ha davvero tanti panorami da regalare, basta stare lontani dalla costa: la SS16 "Adriatica" è trafficatissima.

La carta del 2005 è tormentata da diverse varianti a penna, che giro abbiamo fatto esattamente non ce lo ricordiamo, si era sempre alla ricerca di strade secondarie: in un modo o nell'altro, da Fabriano arriviamo a Jesi in una uggiosa giornata sotto il cui cielo la città non ci trasmette molto (o forse saremo noi a non essere nella giusta predisposizione?). Nel 2016 la cosa è più facile: dal nostro agriturismo andiamo direttamente a Jesi senza digressioni, e la città ci accoglie sotto un bellissimo sole primaverile esaltato dal mercato dei fiori in piazza dell'Indipendenza, con Municipio e lapide dedicata a Giuseppe Garibaldi: non dimentichiamo che le Marche erano territorio dello Stato Pontificio, c'è da capire se le lapidi commemorative fossero davvero state posate in onore dell'eroe dei Due Mondi o solo perché la storia la scrivono i vincenti... comunque sia, per noi, lunga vita al ricordo di Garibaldi e anche di Mazzini, grande Europeista.

Jesi si fa gran vanto, peraltro a ragione, d'esser luogo di nascita il 26 dicembre 1194 dell'illuminato imperatore Federico II che tanto diede alla cultura del tempo. Tutta la piazza che porta il suo nome, e su cui prospettano diversi importanti palazzi nonché il Duomo, è percorsa, sulla pavimentazione, da un lungo cartiglio di marmo che celebra l'illustre nascita, avvenuta in una tenda da accampamento. Oltre a piazza Federico II, sono importanti altre luoghi e palazzi, tra cui la ex-Piazza della Morte, dal nome della confraternita dell'Adorazione della Morte che ancor oggi, secondo ritmi molto rigorosi, presidia l'omonima chiesa. Oggi la piazza è intitolata alla Repubblica e vi prospetta il teatro Pergolesi. La piazza Angelo Colocci dove sorge il Palazzo della Signoria è perennemente occupata da una campagna di scavo archeologico, Jesi ha molto da mostrare e da rivelare: per arrivare al suo centro storico dovrete attraversarne le alte mura raggiungendole dalle salite che conducono alle porte, il centro storico è tutto su un crinale.

Da Jesi ci spostiamo a Osimo, altro notevole centro della zona, raggiungendolo per una bella strada panoramica: comodo, in auto, fare da navigatore a Raffaella con l'Atlante TCI mentre Gege e Nino si guardano il paesaggio. Notevoli visite sono quelle al Duomo intitolato a San Leopardo dalla bella cripta e dalle vetrate colorate che creano giochi di luce, alla chiesa di San Filippo di fronte ai panoramici giardini pubblici e al Palazzo Comunale dall'alta torre civica duecentesca. Approfittiamo della sosta per gustare un'ottima pizza in un piccolo locale che a ben donde si chiama "L'Arte della Pizza".

Da Osimo a Loreto è un attimo, passando per Castelfidardo. Nel 2005 invece siamo passati prima da Ancona e dalla Riviera del Conero, visitando l'allora accessibile Santa Maria di Portonovo e la Badia di San Pietro, già citate. Ancona meriterebbe una visita più approfondita ma ci accontentiamo del Duomo di San Ciriaco, in cima al colle, e della chiesa di San Domenico.

Loreto è dominata dalla sagoma della Basilica della Santa Casa, dove la tradizione vuole siano conservati, qui portati da degli Angeli, i resti della casa di Maria che si trovava a Nazareth e dove visse Gesù in gioventù. Proprio grazie a questa trasvolata, la Madonna di Loreto è stata consacrata come la Patrona degli Aviatori. Il Bian si ricorda ancora, mentre faceva il CAR alla Scuola Addestramento Reclute Aeronautica Militare di Macerata, di quei burloni che la notte tra il 9 e il 10 dicembre annunciarono attraverso gli altoparlanti "Attenzione, attenzione, adunata generale sul piazzale per tutte le reclute... che vogliono assistere all'apparizione della Madonna di Loreto!" :-)
Il complesso è imponente e, prima di arrivare al sagrato dominato dalla facciata, dal campanile, dal porticato e dal Palazzo Apostolico, lo sguardo è catturato dalla cupola rinascimentale e dalle absidi fortificate come se fossero le torri di un castello, a difesa delle scorrerie dei Turchi che erano arrivati fino a Grottammare nel 1479 e anche fino a Porto Recanati nel 1518. All'interno, quella che è ritenuta la casa di Maria è circondata da un imponente monumento marmoreo ad esaltarne la sacralità.

Un'altra manciata di chilometri e siamo alla Recanati tanto decantata da Giacomo Leopardi, che qui ebbe i natali e dove trascorse pressoché tutta una vita fatta di studi nella monumentale biblioteca del padre Monaldo, di ben 20.000 volumi, di vedute dal Colle dell'Infinito, di Passeri sulla vetta della torre antica e di pudichi spasimi per la dirimpettaia Teresa, figlia del cocchiere, la sua "Silvia, rimembri ancora quel tempo della tua vita mortale...". La Piazzetta del Sabato del Villaggio è il centro focale dei luoghi leopardiano, con il palazzo della famiglia, la casa di "Silvia" e la chiesa di Santa Maria in Montemorello, dove Giacomo venne battezzato nel 1798.

              Trova l'intruso  :-)

Transito poco apprezzato nel 2005, nel 2016 la corsa per raggiungere Cingoli e vedere la costa che si ammanta nel crepuscolo vale la pena. Molti centri marchigiani sorgono su dei colli e godono di vasti panorami ma Cingoli, uno dei Borghi più Belli d'Italia, è definito "il Balcone delle Marche" perché dai suoi 630m di altezza l'alba sull'Adriatico è uno spettacolo eccezionale, per chi vuol fare la levataccia. Noi ci accontentiamo di passeggiare per Cingoli dopo avere visto il sole calare dietro le montagne a ovest e il vedere la costa punteggiarsi di mille luci.

E così, in un sol giorno abbiamo visitato
2005: Jesi, Ancona, Santa Maria di Portonovo, Badia di San Pietro, Loreto, Recanati
2016: Jesi, Osimo, Loreto. Recanati, Cingoli
basta sapersi organizzare ;-)

Certo, col senno del poi...
Il weekend allungato del 2016 è stato intenso, ma col senno del poi nel 2005 abbiamo perso visite che sarebbero state proficue: se avessimo avuto allora i volumi del TCI "Piccole città, borghi e villaggi" avremmo scoperto particolari inaspettati che la Guida Rapida tralascia di: Cagli, Matelica, Urbania, Gualdo Tadino, Nocera Umbra... e mille altri non toccati ma nemmeno lontani dai nostri itinerari. Non basta una vita a conoscere l'Italia, figuriamoci il Mondo... purtroppo è difficile portarsi in giro dei volumi cartacei, ne occorrerebbe una versione digitale. Un tablet, la guida in formato eBook, Wikipedia, Maps e via, si parte!

Questa cartina potrebbe avere il sottotitolo "non c'è nulla di sbagliato nel cambiare idea". nel pensieri originari Bianconiglieschi del 2005 c'era l'intenzione di tornare verso Urbino passando per Pergola, fare un pellegrinaggio a Tavullia in onore di "San Valentino 46", magari passare alla rocca di Gradara e poi costeggiare l'Adriatico tra Pesaro e Fano, o anche a Senigallia, per poi tornare nell'interno per la S360 da Arcevia... ma alla Gegeniglia il mare non va giù dopo tanti anni di pur montagnosa Liguria, figuriamoci il noioso Adriatico... e allora si cambia programma!

Unica tappa, e vicina alla partenza, l'Eremo di Fonte Avellana, un monastero risalente all'anno Mille sito nel comune di Serra Sant'Abbondio, raggiungibile fino ai suoi 700m di altezza attraverso una tortuosa strada nei boschi del monte Catria, dove ci fermiamo per una lunga visita. Il resto del giro è in puro stile motociclistico: ripercorrendo la strada dell'andata, da Cagli raggiungiamo e riattraversiamo la Gola del Furlo, indi Urbania e Sant'Angelo in Vado per buttarci senza esagerare (troppi smanettoni in zona e altrettante pattuglie della Stradale) sulle belle curve del valico di Bocca Trabaria 1049m per scendere presso Sansepolcro, indi Città di Castello e la salita al bellissimo valico di Bocca Serriola, solo 730m ma con paesaggi stupendi, peccato che per l'ora tarda non ci si ferma nemmeno per una foto, dovremo tornare. le ultime curve per Fabriano le cercheremo sulla SS360 tra Scheggia e Sassoferrato.

Per entrambi i viaggi giunge il momento del ritorno: nel 2005, sinceramente a distanza di 13 anni non ce ne ricordiamo, il che vuol dire che avremo infilato l'autostrada perché il giorno del ritorno ci viene solo voglia di tornare a casa.

Nel 2016 invece andiamo dapprima a Fabriano perché la giornata è sfruttabilissima grazie alla compagnia, e allora passeggiamo nella bella città di impronta medievale con la sua piazza del Comune su cui prospettano il Palazzo del Podestà, il Palazzo del Comune con la torre civica, il Loggiato di San Francesco. Poco più in là il Duomo e, presso il Museo della Carta e della Filigrana, la chiesa di San Domenico. Ai margini del centro, in piazza Garibaldi, il Portico del Vasari.

Di seguito ricalchiamo praticamente l'andata del 2005 per Sassoferrato e l'Eremo di Fonte Avellana, quindi attraverso le colline raggiungeremo Cagli e la Flaminia fino a Fossombrone per attraversare la Gola del Furlo che purtroppo è chiusa per i lavori di consolidamento a seguito di una frana (verrà riaperta nel 2017): la cosa non ci impedisce di fermarci per il pranzo. Raggiungeremo quindi l'autostrada a Fano e da lì rientreremo a Milano, avendo però sfruttato al meglio questi tre giorni.

Torneremo comunque nelle Marche nel giugno del 2018 con l'allegra brigata della Sezione Motociclismo del CRA FNM, andatevi a leggere anche quel report ;-)

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